SPECCHIO, SPECCHIO DELLE MIE BRAME...

Un disturbo sempre più in aumento e volente o dolente riconducibile ai modelli perfezionistici che la nostra società continua a proporre è la dismorfofobia. Tale termine deriva dal greco (dis- morphè: forma distorta; phobos: timore) e letteralmente è la fobia che scaturisce da una visione distorta del proprio aspetto esteriore.

Guardarsi allo specchio e non piacersi, focalizzarsi su una o più parti del corpo fino a volerle cambiare può capitare o è capitato a qualsiasi persona ma, attenzione, chi soffre di questo disturbo ha una tendenza ad avere una visione talmente falsata del proprio corpo da non riuscire più a vedersi con obiettività. Lo specchio diventa così il nemico numero uno, in quanto l’immagine che riflette è sempre percepita come inadeguata, al punto tale che chi soffre di dismorfismo corporeo ha una certezza assoluta di avere un difetto fisico (nella maggior parte dei casi lieve o inesistente) sul quale intervenire.

La parte del corpo solitamente più coinvolta è il volto (es: labbra percepite come troppo sottili o troppo grosse, naso percepito come eccessivamente grosso o aquilino, occhi, ecc…), ma non solo, possono essere coinvolte, anche altre parti come il seno, i genitali, le braccia, o altro ancora. La preoccupazione, inoltre, può riguardare nello stesso tempo differenti parti del corpo.

MA COME SI STRUTTURA QUESTO DISTURBO?

Accade che sulla base di un difetto reale o presunto la persona sviluppi una vera e propria fissazione rispetto ad una o più parti del corpo che vengono vissute come eccessivamente visibili e quindi deturpanti. Questo fa si che molti dei pensieri quotidiani siano rivolti al trovare delle soluzioni che possano poi alleviare gli stati ansiosi che la persona sperimenta.

SOLITAMENTE COSA FA LA PERSONA PER CERCARE DI RISOLVERE IL PROBLEMA?

  • Evita di esporsi, di mostrarsi nella convinzione che il difetto sarebbe notato da tutti. Questo atteggiamento però non farà altro che confermare la sua credenza (“Ho un difetto”)
  • Tenta di mascherare o nascondere il difetto in tutti i modi (es: occhiali, taglio di capelli che copra, abbigliamento abbondante, trucco, ecc…), ma anche ciò non fa altro che sottolineare l’esistenza di un difetto
  • Parla con gli altri continuamente del proprio problema, innescando da parte degli altri dei tentativi di rassicurazione, e più la persona si sente rassicurata più si radica la convinzione di avere un problema
  • Ricorre a correttivi chirurgici ai quali in genere segue l’esigenza di correggere altri possibili difetti. Funziona come il famoso gioco delle scatole cinesi: aperta una scatola se ne trova una più piccola, e poi un’altra e un’altra ancora…

 

COME USCIRE DA QUESTO DISTURBO?

Indispensabile è intraprendere un’accurata terapia, così da intervenire sulla percezione distorta di sè. 

La terapia Breve Strategica è particolarmente efficace ed efficiente nella risoluzione di questo disturbo. Per capire meglio come tale approccio interviene, ecco il link di un'interessante intervista  rilasciata dal Prof. Giorgio Nardone caposcuola dell'approccio breve strategico .

“Ogni nostro difetto, rovesciato su di sé, diventa una nostra virtù; purtroppo è vero anche il contrario” Giorgio Nardone

 

Dott.ssa Valentina Guarasci - Psicologa online