Il piacere di mangiare PER Vomitare

Può sembrare inconcepibile che una persona possa arrivare a mangiare e a vomitare compulsivamente più volte al giorno e ancora più inconcepibile se tale esperienza viene vissuta come una forma di piacere travolgente.

Il vomiting (o sindrome da vomito), disturbo che è stato studiato e approfondito dal Centro di ricerca di Terapia breve Strategica, nella letteratura classica non esiste come una sindrome ben definita, bensì come sintomo che può essere presente sia nell’anoressia che nella bulimia.

Grazie agli studi condotti dal prof.re Nardone e dalla sua équipe è stato possibile evidenziare come il vomiting si manifesti come patologia a se stante. Infatti, nonostante la matrice sia di stampo anoressico o bulimico, poi esso evolve come qualcosa che non ha niente a che vedere con ciò che l’ha prodotto.

Capita sempre più spesso che donne, ma anche uomini, volendo perdere peso (versante anoressico) o volendo continuare a mangiare ma senza ingrassare (versante bulimico), scoprono che questo è possibile e non solo, ma che è anche possibile godere del rapporto con il cibo mangiando e poi vomitando.

All’inizio, quindi, il mangiare e il vomitare rappresentano una buona “tentata soluzione” che permette di mangiare e di non ingrassare; tuttavia la ripetizione di questa modalità (abbuffarsi e vomitare) porta poi all’innescarsi di un rituale al quale la persona non riesce più a sottrarsi in virtù della sua piacevolezza.

H. Laborit (biologo candidato Premio Nobel) sosteneva che qualsiasi tipo di comportamento, ripetuto nel tempo, diviene piacevole; sembra impossibile, ma è questo che accade anche nella sindrome da vomito. Quella che all’inizio pare un'assurda e disgustosa soluzione, dopo svariate ripetizioni, diviene un rituale perverso che si basa sul PIACERE; ed è proprio l’essere basato sul piacere rende questo disturbo di non facile eliminazione.

Nel vomiting, inoltre, così come accade in altri disturbi alimentari, sono presenti conseguenze negative da un punto di vista fisico, infatti i succhi gastrici, eliminati con il rituale del vomito, provocano gravi effetti come la corrosione del condotto gastro-esofageo, la permanente perdita dello smalto dentale, l’aumento della frequenza delle carie e non solo, coloro che si auto-inducono il vomito per stimolazione della faringe possono presentare callosità o cicatrici sul dorso della mano, provocate proprio dal continuo sfregamento contro l'arcata dentale.

Questo disturbo alimentare diventa, perfino, invalidante, perché l’ossessiva ricerca del piacere e di sensazioni forti prende il sopravvento, tanto che metaforicamente si può parlare di “amante segreto”; infatti, chi vomita vive spesso una vita relazionale e affettiva appiattita o inesistente e il suo disturbo diventa l’unica fonte di piacere.

Anticipare sul piano della fantasia il momento dell’abbuffata, mangiare il più possibile fino a riempirsi in maniera esagerata per poi vomitare, diventano tutte sequenze del piacere, unico piacere che spesso la persona si concede, mentre tutto il resto viene per così dire inibito/congelato.

 

COME SI INTERVIENE?

Secondo l’approccio breve strategico è possibile individuare tre tipologie di vomiters, ognuna delle quali ha caratteristiche differenti e per questo richiede un trattamento diverso. Obiettivo primario rimane, innanzitutto, focalizzarsi sull’eliminazione della compulsione di abbuffarsi per vomitare, per poi aiutare la persona a ricostruire una soddisfacente vita affettiva e relazionale.

 

"Nei piaceri dei sensi, il disgusto confina con il godimento" Francis Bacon.

 

Dott.ssa Valentina Guarasci – Psicologa Versilia

Bibliografia:

Nardone G, Verbitz T, Milanese R, 1999. Le prigioni del cibo

Milanese R, 2004. Rivista Europea di Terapia Breve Strategica e Sistemica